{"id":1135,"date":"2015-07-20T02:33:18","date_gmt":"2015-07-20T02:33:18","guid":{"rendered":"http:\/\/uit-ci.org\/index.php\/2015\/07\/20\/dichiarazione-di-istanbul-rompiamo-lassedio-posto-alla-rivoluzione-siriana\/"},"modified":"2015-07-20T02:33:18","modified_gmt":"2015-07-20T02:33:18","slug":"dichiarazione-di-istanbul-rompiamo-lassedio-posto-alla-rivoluzione-siriana","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/uit-ci.org\/index.php\/2015\/07\/20\/dichiarazione-di-istanbul-rompiamo-lassedio-posto-alla-rivoluzione-siriana\/","title":{"rendered":"Dichiarazione di Istanbul: Rompiamo l\u2019assedio posto alla rivoluzione Siriana"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: center;\"><strong><img loading=\"lazy\" class=\" alignleft size-full wp-image-1112\" style=\"margin-right: 5px; float: left;\" src=\"http:\/\/uit-ci.org\/wp-content\/uploads\/2015\/07\/declaracion-estambul-siria.jpg\" alt=\"Al fianco del popolo siriano: contro Bashar, Daesh e gli interventi imperialisti!\" width=\"240\" height=\"148\" srcset=\"https:\/\/uit-ci.org\/wp-content\/uploads\/2015\/07\/declaracion-estambul-siria.jpg 600w, https:\/\/uit-ci.org\/wp-content\/uploads\/2015\/07\/declaracion-estambul-siria-300x185.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 240px) 100vw, 240px\" \/><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">Dichiarazione di Istanbul \u2013 12 Luglio 2015<\/p>\n<p>Nel Marzo del 2011, in piena ondata rivoluzionaria che investiva tutta la regione, i lavoratori, giovani e contadini siriani sono scesi in massa per strada per protestare contro il regime di Bashar al-Asad. Tali manifestazioni pacifiche sono state confrontate da una repressione senza freni: uso di munizioni vere, arresti, torture, uccisioni, lancio di barili esplosivi e di armi chimiche contro interi quartieri. A quattro anni dall&#8217;inizio della rivoluzione, il popolo ha gi\u00e0 pagato un prezzo altissimo per la sua lotta per la libert\u00e0: pi\u00f9 di 300 mila persone sono state uccise, di cui il 95% dei civili per mano delle forze governative di Asad. Il numero preciso delle persone ferite, arrestate e disperse \u00e8 ancora ignoto ma si tratterebbe di almeno un milione in totale. Si stima, inoltre, che i detenuti siano pi\u00f9 di 200 mila, la maggior parte dei quali dal destino ancora incerto. Migliaia di citt\u00e0 e paesi sono stati rasi al suolo e pi\u00f9 di 11 milioni di persone sono state costrette ad abbandonare le loro abitazioni, di cui pi\u00f9 di quattro milioni hanno cercato asilo oltre frontiera.<\/p>\n<p>Tali cifre sconcertanti dimostrano quanta sofferenza questo regime sanguinario stia infliggendo al proprio popolo, servendosi a tale scopo di tutto l&#8217;arsenale di cui dispone. L&#8217;unico proposito di Asad \u00e8 quello di rimanere al potere. Non dimentichiamo che \u00e8 stato questo stesso regime ad imporre politiche neoliberiste, intensificate in modo particolare durante il governo di Bashar, ai lavoratori, ai giovani e ai contadini. Il fatto che la resistenza contro questa macchina distruttiva, basata sul privilegio di classe e sull&#8217;odio settario, stia continuando dimostra, in modo particolare, quanto il popolo siriano sia determinato nella sua lotta; ci\u00f2 risulta evidente dall&#8217;attivismo dei comitati e dei consigli locali, dalle manifestazioni nelle zone liberate e dall&#8217;attivit\u00e0 costante sui social media. Riconosciamo, a tal proposito, il ruolo cruciale che le donne siriane ricoprono nella resistenza; loro si sono impegnate attivamente nella rivoluzione sin dal primo giorno ed avranno un ruolo chiave nella vita politica della Siria libera e democratica.<\/p>\n<p>  <!--more-->  <\/p>\n<p>Purtroppo, la rivoluzione non ha dovuto affrontare solo le atrocit\u00e0 messe in atto dal regime, ma anche dalle forze reazionarie come Daesh. Quest&#8217;ultima \u00e8 nata come una forza aliena in Siria, con l&#8217;obiettivo di distruggere la rivoluzione attraverso i suoi atti criminali ed il suo progetto di instaurare un sedicente Stato islamico. Daesh ha beneficiato dei fondi e delle armi provenienti dall&#8217;Arabia Saudita e dal Qatar, con la complicit\u00e0 della Turchia che ha permesso il loro transito nonch\u00e9 il passaggio dei combattenti integralisti. Daesh si \u00e8 scontrato raramente con il regime, dato che Bashar ha manipolato i fondamentalisti affinch\u00e9 si scagliassero contro la rivoluzione: Asad ha liberato i jihadisiti dalle sue prigioni, riempiendo queste ultime di lavoratori, donne, blogger, giornalisti, rappresentanti della sinistra e attivisti dei diritti umani. In ultimo, lo sviluppo di Daesh \u00e8 anche il catastrofico risultato dell&#8217;operato statunitense nella regione.<\/p>\n<p>Attualmente, la rivoluzione Siriana sta attraversando una fase critica.<\/p>\n<p>Da un punto di vista militare, per\u00f2, il regime sta battendo in ritirata e controlla solo un terzo del territorio. La sua esistenza dipende, inoltre, dal sostegno logistico dell&#8217;Iran, il quale \u00e8 gradualmente diventato una sorta di forza occupante, con una notevole presenza di generali Iraniani tra le forze armate siriane. Di conseguenza, il conflitto interno all&#8217;\u00e9lite governativa si sta inasprendo.<\/p>\n<p><strong>In qualit\u00e0 di attivisti, intellettuali e organizzazioni internazionaliste di Sinistra, provenienti da Siria, Paesi Arabi, Turchia, Europa, America Latina e Nord America, sosteniamo la lotta sociale e le rivoluzioni di popolo. Dichiariamo, in definitiva, che:<\/strong><\/p>\n<p><strong>1.<\/strong> Sosteniamo la battaglia eroica del popolo siriano il quale, purtroppo, resta isolato nella sua lotta contro la macchina assassina del regime. Denunciamo il silenzio e la complicit\u00e0 esplicita di gran parte della sinistra internazionale, che sostiene il regime ed \u00e8 responsabile dell&#8217;isolamento in cui verte la popolazione siriana. Tutto ci\u00f2 contribuisce ad aggravare la condizione di coloro che combattono per la libert\u00e0 e la giustizia sociale in Siria: \u00e8 un tradimento che la Storia non dimenticher\u00e0!<\/p>\n<p>Riconosciamo, invece, le lezioni impartite dalla lotta e la resistenza popolare: nonostante tutte le difficolt\u00e0, le masse popolari siriane continuano a reclamare dignit\u00e0, lavoro, pane e libert\u00e0! Il popolo curdo ha preso parte alla rivoluzione siriana sin dall&#8217;inizio, perch\u00e9 i suoi diritti sono stati calpestati allo stesso modo di quelli di tutti i Siriani. Senza dubbio, la vittoria della Rivoluzione Siriana permetter\u00e0 loro di conquistare i loro diritti legittimi.<\/p>\n<p><strong>2.<\/strong> Condanniamo l&#8217;intervento delle potenze, che siano regionali o internazionali, ostili alla Rivoluzione Siriana. Esse sono consapevoli del fatto che il trionfo della Rivoluzione in Siria darebbe nuovo ossigeno alle popolazioni in Medio Oriente, Maghreb e altrove.<\/p>\n<p>L&#8217;Iran (assieme ad Hezbollah) e la Russia hanno continuato ad offrire un supporto militare al regime, fondamentale per la sopravvivenza di quest&#8217;ultimo. La Turchia ed i Paesi del Golfo (in modo particolare l&#8217;Arabia Saudita ed il Qatar) hanno sostenuto le forze fondamentaliste, allo scopo di trasformare il conflitto in una guerra civile settaria affinch\u00e9 potessero controllare il futuro del Paese dopo la caduta del regime. I bombardamenti imperialisti, da parte degli Stati Uniti e dei paesi europei, in Siria e Iraq hanno rafforzato il campo reazionario del regime e dei jihadisti. In parallelo, le stesse potenze imperialiste stanno cercando di dare una nuova credibilit\u00e0 internazionale al regime \u00abdi fronte alla minaccia jihadista\u00bb. Questo favorirebbe gli interessi di Israele, con cui il regime intrattiene stretti legami, perch\u00e9 assicurerebbe \u00abla stabilit\u00e0 nella regione\u00bb, oltre che la sicurezza dei suoi confini settentrionali nel Golan. A tale proposito, la complicit\u00e0 delle forze del regime con Daesh, nel contrastare la resistenza dei palestinesi di Yarmouk, \u00e8 stato solo l&#8217;ultimo esempio della oggettiva cooperazione tra il regime di Damasco e lo Stato Sionista.<\/p>\n<p><strong>3.<\/strong> Condanniamo Daesh e le altre forze integraliste come Jaysh al-Islam o al-Nusra, che stanno tentando di distruggere, con il loro progetto reazionario e oppressivo, il sogno di libert\u00e0 della popolazione. Eseguono arresti, sequestri, torture e uccisioni di semplici attivisti, ma anche dei leader del movimento rivoluzionario.<\/p>\n<p><strong>4.<\/strong> Vogliamo sottolineare che nessuna \u00absoluzione politica\u00bb che includa il regime pu\u00f2 esaudire le richieste delle masse popolari, che si sono mobilizzate per la costituzione di una Siria libera e democratica, basata sulla giustizia sociale. Inoltre, affermiamo con fermezza che spetta esclusivamente a queste stesse masse popolari decidere il futuro della loro lotta.<\/p>\n<p><strong>5.<\/strong> Denunciamo le politiche della \u00abfortezza Europa\u00bb, che stanno condannando a morte i rifugiati, inclusi i Siriani in fuga dai massacri. Questi esseri umani non hanno altra alternativa che quella di rischiare la propria vita nel Mediterraneo, che \u00e8 stato trasformato nella pi\u00f9 vasta fosse comune mai esistita. Il bivio che i \u00abdannati del mare\u00bb si trovano di fronte \u00e8 di annegare o divenire i nuovi schiavi del XXI secolo, in un continente europeo in crisi.<\/p>\n<p><strong>6.<\/strong> Siamo consapevoli del fatto che la battaglia in Siria sia l&#8217;espressione di una richiesta molto pi\u00f9 ampia di libert\u00e0 e giustizia sociale, a livello regionale e internazionale. Fa parte di un&#8217;onda rivoluzionaria internazionale scaturita dalla profonda crisi del capitalismo, iniziata nel 2008 e che ha portato gli imperialisti e le classi borghesi a sferrare nuovi violentissimi attacchi contro i lavoratori, i giovani e le fasce povere della popolazione. La lotta contro le conseguenze della crisi del capitalismo, dunque, non \u00e8 scindibile dalla battaglia contro le dittature nella regione Medio-Orientale. Il futuro della rivoluzione Siriana \u00e8 legato in modo organico alle lotte popolari in Iraq, Bahrain, Egitto, Tunisia, Libia, Yemen e negli altri Paesi in cui i giovani, gli operai e i contadini sono in rivolta contro l&#8217;oppressione e la miseria.<\/p>\n<p>La Rivoluzione Siriana \u00e8 legata fortemente anche alla lotta che il popolo Palestinese sta combattendo dal 1948 contro l&#8217;occupazione; e al di l\u00e0 della regione fa eco, in America Latina e in Europa, ai movimenti di opposizione al neoliberalismo, come ad esempio quello del \u00abNo\u00bb deciso dei lavoratori e dei giovani in Grecia contro l&#8217;austerit\u00e0 e la dittatura del debito.<\/p>\n<p><strong>7.<\/strong> Sosteniamo, infine, i comitati locali, i consigli rivoluzionari e i gruppi umanitari che operano sul campo, e le brigate indipendenti dell&#8217;Esercito Siriano Libero che combattono contro il regime e i gruppi fondamentalisti. Appoggiamo, inoltre, la sinistra autentica in Siria perch\u00e9 si rafforzi e possa proteggere e alimentare la rivoluzione, in modo che gli obiettivi originari possano essere raggiunti.<\/p>\n<p>Nell&#8217;eventualit\u00e0 di una sconfitta della Rivoluzione Siriana, ci\u00f2 rappresenterebbe un terribile precedente per tutte le battaglie che si stanno portando avanti nel mondo e comporterebbe un riflusso notevole dell&#8217;onda rivoluzionaria internazionale. Invece, la vittoria della Rivoluzione Siriana permette di aprire una nuova prospettiva nella regione e nel mondo intero, e servir\u00e0 a rafforzare la lotta dei lavoratori e delle masse popolari.<\/p>\n<p><strong>Di conseguenza, nell&#8217;immediato futuro tutti noi ci impegniamo a:<\/strong><\/p>\n<p><strong>I.<\/strong> Confermare il nostro sostegno e organizzare le nostre attivit\u00e0 per contribuire a chiarire la realt\u00e0 della rivoluzione, rafforzare la sua efficacia e fare tutto il possibile affinch\u00e9 trionfi.<\/p>\n<p><strong>II.<\/strong> Diffondere la seguente dichiarazione con tutti i mezzi necessari.<\/p>\n<p><strong>III.<\/strong> Sviluppare una campagna sotto lo slogan \u00abRompiamo l&#8217;assedio posto alla Rivoluzione Siriana!\u00bb<\/p>\n<p>\u2013 Commemorare il secondo anniversario del massacro della Ghouta, perpetuato il 21 agosto 2013, organizzando delle manifestazioni pubbliche nei Paesi in cui siamo attivi.<\/p>\n<p>\u2013 Programmare una settimana di solidariet\u00e0 internazionale con la Rivoluzione Siriana, dal 5 all&#8217;11 ottobre prossimo.<\/p>\n<p>\u2013 Creare una pagina Facebook\/sito web tramite cui pubblicare, condividere e pubblicizzare materiale e informazioni.<\/p>\n<p><strong>IV.<\/strong> Eleggere un Comitato di Coordinazione che favorir\u00e0 l&#8217;effettivo svolgimento di questa campagna e l&#8217;organizzazione delle iniziative future.<\/p>\n<p><strong>I Firmatari:<\/strong><\/p>\n<p>Salameh Kaileh, Giornalista siro-palestinese e scrittore arabo marxista<\/p>\n<p>Yasser Munif, Attivista siriano, co-fondatore della Campagna Mondiale di Solidariet\u00e0 con la Rivoluzione Siriana<\/p>\n<p>Mansur Attasi, Partito democratico di Sinistra \u2013 Siria<\/p>\n<p>*Si astiene dal riferimento al ruolo della Turchia e dei Paesi del Golfo<\/p>\n<p>Yassin al-Hajj Saleh, Scrittore siriano<\/p>\n<p>Adeed Nassar, Movimento di sinistra \u2013 Libano<\/p>\n<p>Johannes Waardenburg, Gruppi di Solidariet\u00e0 Attiva con i Siriani \u2013 Italia<\/p>\n<p>Miguel Sorans, Segretariato Internazionale dell&#8217;Unit\u00e0 mondiale dei Lavoratori \u2013 Quarta Internazionale (UIT-CI)<\/p>\n<p>Gorkem Duru, Partito della Democrazia Operaia \u2013 Turchia<\/p>\n<p>Cristina Mas, Lotta Internazionalista \u2013 Stato spagnolo<\/p>\n<p>Raoul Guzman, Gruppo Socialista Internazionalista \u2013 Francia<\/p>\n<p>Kosaro. Comitato per la Democrazia Operaia \u2013 Germania<\/p>\n<p>Gabriel Huland, Lega Internazionale dei Lavoratori \u2013 Quarta Internazionale (LIT-CI)<\/p>\n<p>Shady Ammane, Collettivo Gelsomino \u2013 Svizzera<\/p>\n<p>Fathi Salaoui, Lega operaia di Sinistra \u2013 Tunisia<\/p>\n<p>Fayez Elemare,, Federazione indipendente dei comitati operei \u2013 Palestina\/Gaza<\/p>\n<p>\u0641\u0627\u064a\u0632 \u0627\u0644\u0639\u0645\u0631\u064a: \u0627\u062a\u062d\u0627\u062f \u0627\u0644\u0644\u062c\u0627\u0646 \u0627\u0644\u0639\u0645\u0627\u0644\u064a\u0629 \u0627\u0644\u0645\u0633\u062a\u0642\u0644\u0629 \u2013 \u0641\u0644\u0633\u0637\u064a\u0646<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&nbsp; Dichiarazione di Istanbul \u2013 12 Luglio 2015 Nel Marzo del 2011, in piena ondata rivoluzionaria che investiva tutta la regione, i lavoratori, giovani e contadini siriani sono scesi in massa per strada per protestare contro il regime di Bashar al-Asad. 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